"Vergogna della giunta, che proprio oggi diffonde alle telecamere di tutto il mondo il suo goffo tentativo di “riconciliarsi” con i monaci buddisti, costringendoli ad accettare doni. Ma siccome le autorità dei monasteri hanno proibito ai loro bonzi di farlo, i militari hanno inscenato una farsa, con falsi monaci, per una falsa riconciliazione. La giunta cerca di far “comprendere” alle autorità buddiste la “necessità” della repressione. Ma queste foto accusano ogni buona intenzione ed esigono domanda di perdono e un cambiamento radicale nel Paese. Secondo fonti diplomatiche, questa nuova repressione del governo militare del Myanmar – che si definisce socialista e laico, ma cerca l’appoggio dei monaci per continuare il suo dominio – è costata a vita a centinaia di persone e l’arresto di oltre 6 mila". Asianews.it
Queste parole rappresentano un motivo in più che mi ha spinto nel
pubblicare sul mio sito web la foto scattata di nascosto in un obitorio della Birmania di un monaco buddista barbaramente ucciso dal regime di Myanmar, un'immagine molto raccapricciante e violenta.
Chi tenta di usare cinicamente le persone come se fossero delle pedine per scopi propagandistici, crudeli e per manipolare la realtà, se ha di fronte un "Pubblico" sensibile a certe questioni, come ad esempio l'integrità fisica di un individuo, il diritto alla vita e alla manifestazione del libero pensiero senza essere perseguitato o allontanato attraverso una sorta di intolleranza, ottiene il risultato contario del suo scopo: quella verità sconveniente se celata non perde il suo significato, ma lo aumenta, finché "scoppia" e tutti vengono alla luce della realtà dei fatti.
Questo è un mio pensiero affinchè la comunità internazionale agisca in un modo diplomatico o, se necessario, attraverso l'utilizzo di sistemi dell'intelligence per far cadere il regime militare della Birmania.