Jacques Villeneuve
Intervista a Jacques Villeneuve. Come suonarle in pista e sul palco
"La cosa più divertente è che tutti sono sorpresi per come sia facile lavorare con me. Io dico e mi attengo a ciò che credo. Se una modifica nella macchina è sbagliata lo dico anziché affermare ciò che gli ingegneri vorrebbero sentire".
di Michele Capaccioli
(foto da www.musicandsportsbossaball.net) Alcuni di noi quando sentono pronunciare il nome di Jacques Villeneuve subito pensano sì ad un campione del mondo ma, credo erroneamente, ad una persona ribelle e in controtendenza.
Jacques Villeneuve ha mosso i suoi primi passi nel 1989 nella Formula 3 italiana dalla quale emigrò in Giappone dove si aggiudicò 3 gare, arrivando secondo nel campionato di F3 del Sol Levante. Il grande balzo lo fece un anno più tardi, nel 1993, correndo nel Toyota Atlantic Racing, vincendo 5 gare. Al termine del 1994 conquistò il titolo di “Rookie of the Year”, miglior esordiente, nella CART, anno in cui si aggiudicò una gara e arrivò secondo nella 500 Miglia di Indianapolis dietro al Al Unser Jr. La stagione successiva fu l’anno dei trionfi, non solo per quanto riguarda il campionato CART, ma anche per la 500 Miglia di Indianapolis, gara vinta e soprattutto decisa dalla tattica che il canadese ha tenuto durante gli ultimi giri. Jacques Villeneuve si è laureato anche campione del mondo di Formula 1 con la Williams – Renault nel 1997 al suo secondo anno di permanenza in questa serie. Successivamente ha guidato per BAR, Renault, Sauber e BMW Sauber.
Il suo comportamento e il suo modo di interloquire chiaro e senza giri di parole è stato spesso messo in discussione dalla critica che lo ha considerato, a mio avviso non correttamente, come un ribelle, un anticonformista. La chiarezza e le sue richieste sono precise e vengono applicate dal pilota canadese anche nella messa a punto della vettura che guida. Un suo vecchio tecnico di gara, Giampaolo Dall’Ara, ha affermato tempo fa che “Lavorare con Jacques non è più difficile che con qualsiasi altro pilota col quale ho lavorato in passato. Non gli piace dover cambiare la vettura di corsa in corsa. Fino ad ora la filosofia del team è sempre stata: l'auto viene impostata in funzione della pista e il pilota è un po’ come un operaio il cui compito si limita semplicemente a cercare di andare il più forte possibile con la vettura che gli viene data. Con Jacques invece è diverso, ci sono alcuni settaggi fissi che non si possono mai cambiare, sia che si corra a Montecarlo sia che si corra a Monza. E vedi: quando abbiamo soddisfatto le sue richieste, l’auto è diventata immediatamente più veloce”.
Wemustact.org ha deciso di intervistare Jacques Villeneuve che ringrazia per la disponibilità manifestata.
(foto da www.cache.daylife.com) Michele Capaccioli: Jaques, cosa stai facendo attualmente come pilota?
Jacques Villeneuve: Ho appena finito di testare per la Nascar su percorso su strada in South Carolina per la gara Nascar a Montreal (1 e 2 di agosto). Lavoro a tempo pieno per le corse della Nascar per il prossimo anno (lavorando principalmente sugli sponsor adesso), su una speedcar. La questione di Le-Mans comincerà più tardi.
MC: Irritante, ribelle, chiassoso e incapace di stare in un team. Sono forse queste le critiche che ti hanno impedito a continuare la tua carriera in Formula 1?
JV: La cosa più divertente è che tutti sono sorpresi per come sia facile lavorare con me. Io dico e mi attengo a ciò che credo. Se una modifica nella macchina è sbagliata lo dico anziché affermare ciò che gli ingegneri vorrebbero sentire. Questo è il modo in cui ho vinto il Campionato nel 1997 e il mio compagno di squadra lo ha perso. Tristemente è stato percepito da alcuni come difficile ma ciò che è importante è che alla fine abbiamo vinto.
MC: Cos’è che della Formula 1 non ti piace e che vorresti che fosse cambiato?
JV: Le macchine erano sorprendenti da guidare, estremamente veloci e impegnative. Mi è piaciuto lavorare anche sul setup e trovare i modi per far andare la macchina più veloce. Ho odiato l’elettronica, incluso l’elaborazione dei dati che andava fuori di mano alla fine. La F1 si è spostata nella direzione giusta, rimuovendo tutti gli aiuti elettronici. E’ stata anche una buona decisione andare verso le gomme slick. Non mi è piaciuta la questione dei motori per più di una gara, la scatola del cambio fissa per il weekend intero e il nuovo sistema KER su cui stanno lavorando, perché sembra molto pericoloso e complicato e non porta nulla allo sport.
Cosa vorrei cambiare? Motori liberi ma con una portata fissa di benzina per ogni gara (la FIA non avrebbe bisogno di controllare tutti i motori) e togliere il rifornimento di benzina dai pitstop.
MC: Se ti venisse chiesto adesso di tornare in Formula 1 accetteresti la proposta? Perché?
JV: La considererei e certamente risponderei in un modo affermativo a un buon team. Ma non sto lavorando per cercare di ritornare in Formula 1. Il libro avrebbe necessità di essere riaperto. Perché? Perché le macchine sono meravigliose da guidare e dopo tutti gli anni in Formula 1 ho ancora tanto da dare. Attualmente la mia priorità è la Nascar.
MC: Tra Indy, Formula 1, Nascar ecc hai mai buttato fuori pista qualcuno o sei stato buttato fuori?
JV: Non apposta ma l’ho fatto per mezzo di errori di guida, coinvolgendo altri piloti. Da pilota hai sempre il sentore di essere stato buttato fuori, ma non hai mai la prova.
di Michele Capaccioli
(foto da www.musicandsportsbossaball.net) Alcuni di noi quando sentono pronunciare il nome di Jacques Villeneuve subito pensano sì ad un campione del mondo ma, credo erroneamente, ad una persona ribelle e in controtendenza.Jacques Villeneuve ha mosso i suoi primi passi nel 1989 nella Formula 3 italiana dalla quale emigrò in Giappone dove si aggiudicò 3 gare, arrivando secondo nel campionato di F3 del Sol Levante. Il grande balzo lo fece un anno più tardi, nel 1993, correndo nel Toyota Atlantic Racing, vincendo 5 gare. Al termine del 1994 conquistò il titolo di “Rookie of the Year”, miglior esordiente, nella CART, anno in cui si aggiudicò una gara e arrivò secondo nella 500 Miglia di Indianapolis dietro al Al Unser Jr. La stagione successiva fu l’anno dei trionfi, non solo per quanto riguarda il campionato CART, ma anche per la 500 Miglia di Indianapolis, gara vinta e soprattutto decisa dalla tattica che il canadese ha tenuto durante gli ultimi giri. Jacques Villeneuve si è laureato anche campione del mondo di Formula 1 con la Williams – Renault nel 1997 al suo secondo anno di permanenza in questa serie. Successivamente ha guidato per BAR, Renault, Sauber e BMW Sauber.
Il suo comportamento e il suo modo di interloquire chiaro e senza giri di parole è stato spesso messo in discussione dalla critica che lo ha considerato, a mio avviso non correttamente, come un ribelle, un anticonformista. La chiarezza e le sue richieste sono precise e vengono applicate dal pilota canadese anche nella messa a punto della vettura che guida. Un suo vecchio tecnico di gara, Giampaolo Dall’Ara, ha affermato tempo fa che “Lavorare con Jacques non è più difficile che con qualsiasi altro pilota col quale ho lavorato in passato. Non gli piace dover cambiare la vettura di corsa in corsa. Fino ad ora la filosofia del team è sempre stata: l'auto viene impostata in funzione della pista e il pilota è un po’ come un operaio il cui compito si limita semplicemente a cercare di andare il più forte possibile con la vettura che gli viene data. Con Jacques invece è diverso, ci sono alcuni settaggi fissi che non si possono mai cambiare, sia che si corra a Montecarlo sia che si corra a Monza. E vedi: quando abbiamo soddisfatto le sue richieste, l’auto è diventata immediatamente più veloce”.
Wemustact.org ha deciso di intervistare Jacques Villeneuve che ringrazia per la disponibilità manifestata.
(foto da www.cache.daylife.com) Michele Capaccioli: Jaques, cosa stai facendo attualmente come pilota?Jacques Villeneuve: Ho appena finito di testare per la Nascar su percorso su strada in South Carolina per la gara Nascar a Montreal (1 e 2 di agosto). Lavoro a tempo pieno per le corse della Nascar per il prossimo anno (lavorando principalmente sugli sponsor adesso), su una speedcar. La questione di Le-Mans comincerà più tardi.
MC: Irritante, ribelle, chiassoso e incapace di stare in un team. Sono forse queste le critiche che ti hanno impedito a continuare la tua carriera in Formula 1?
JV: La cosa più divertente è che tutti sono sorpresi per come sia facile lavorare con me. Io dico e mi attengo a ciò che credo. Se una modifica nella macchina è sbagliata lo dico anziché affermare ciò che gli ingegneri vorrebbero sentire. Questo è il modo in cui ho vinto il Campionato nel 1997 e il mio compagno di squadra lo ha perso. Tristemente è stato percepito da alcuni come difficile ma ciò che è importante è che alla fine abbiamo vinto.
MC: Cos’è che della Formula 1 non ti piace e che vorresti che fosse cambiato?
JV: Le macchine erano sorprendenti da guidare, estremamente veloci e impegnative. Mi è piaciuto lavorare anche sul setup e trovare i modi per far andare la macchina più veloce. Ho odiato l’elettronica, incluso l’elaborazione dei dati che andava fuori di mano alla fine. La F1 si è spostata nella direzione giusta, rimuovendo tutti gli aiuti elettronici. E’ stata anche una buona decisione andare verso le gomme slick. Non mi è piaciuta la questione dei motori per più di una gara, la scatola del cambio fissa per il weekend intero e il nuovo sistema KER su cui stanno lavorando, perché sembra molto pericoloso e complicato e non porta nulla allo sport.
Cosa vorrei cambiare? Motori liberi ma con una portata fissa di benzina per ogni gara (la FIA non avrebbe bisogno di controllare tutti i motori) e togliere il rifornimento di benzina dai pitstop.
MC: Se ti venisse chiesto adesso di tornare in Formula 1 accetteresti la proposta? Perché?
JV: La considererei e certamente risponderei in un modo affermativo a un buon team. Ma non sto lavorando per cercare di ritornare in Formula 1. Il libro avrebbe necessità di essere riaperto. Perché? Perché le macchine sono meravigliose da guidare e dopo tutti gli anni in Formula 1 ho ancora tanto da dare. Attualmente la mia priorità è la Nascar.
MC: Tra Indy, Formula 1, Nascar ecc hai mai buttato fuori pista qualcuno o sei stato buttato fuori?
JV: Non apposta ma l’ho fatto per mezzo di errori di guida, coinvolgendo altri piloti. Da pilota hai sempre il sentore di essere stato buttato fuori, ma non hai mai la prova.
MC: Alcuni tifosi vorrebbero sapere cosa passa nella mente di un pilota mentre guida. Location: Indianapolis, 1995, 10 giri alla fine, Scott Goodyear supera la safety car e riceve la penalità, tu saresti il primo canadese vincitore della 500 miglia. Ci potresti descrivere quegli ultimi 10 giri?. Cos’hai provato nell’essere il primo canadese vincitore della 500 miglia di Indianapolis?
JV: L’unica cosa che passava nella mia testa prima e durante il restart della gara era come mettere pressione su Scott Goodyear perché era più veloce di me e l’unico modo per batterlo era proprio che facesse un errore ed è successo. Dopo ciò sapevo che tutto quello che dovevo fare era concentrarmi fino alla fine della gara e non fare alcun errore. E’ stato un momento molto speciale dopo che ho passato la bandiera a scacchi. Vincere la Indy500 importava di più di essere il primo canadese a farlo.
MC: Qual’è la massima velocità che hai raggiunto? Con quale macchina o scuderia?
JV: All’incirca 370 a Monza in Formula 1. Noi stavamo provando delle ali molto basse, ma non facemmo molti giri con quel setup della macchina.
MC: Cosa fai prima di ogni gara? E alla fine?
JV: L’unica cosa che faccio sempre nell’ultimo minuto possibile è andare al bagno per essere ok durante la lunga gara.
MC: Nel mondo dello sport cos’è che un pilota dovrebbe soprassedere e cosa un pilota non può far finta di non vedere?
JV: Il lavorare al 100% come tuo obbiettivo deve far parte del tuo lavoro. Fuori dal lavoro è importante pensare a qualcos’altro.
MC: Chi è il pilota più forte del mondo attualmente? Secondo te, chi sarà il prossimo campione del mondo di Formula 1?
JV: Impossibile sapere chi sia il migliore. Potrebbe essere in Nascar o in Formula 1?
MC: Formula Indy, Williams, BAR, Sauber & BMW, NASCAR ecc. Se nella tua carriera dovessi tornare indietro di una settimana, di un mese, di un anno, di due anni ecc come la riassumeresti? Ti sei divertito? Pensi di dover fare altre esperienze?
JV: Ho avuto una carriera fortunata e di successo e per questo mi sento felice. Vincere presto il campionato nella mia carriera è stato un grande aiuto.
MC: Ultima domanda. Sei anche un cantante. Quale canzone canti o canteresti dopo una vittoria? Quanto una canzone può contribuire all’humor di un pilota?
JV: La musica può avere una grande influenza sul tuo stato mentale eccetera. Praticamente, qualsiasi canzone che ti piace e che ti mette in uno stato d’animo buono dovrebbe aiutare.
JV: L’unica cosa che passava nella mia testa prima e durante il restart della gara era come mettere pressione su Scott Goodyear perché era più veloce di me e l’unico modo per batterlo era proprio che facesse un errore ed è successo. Dopo ciò sapevo che tutto quello che dovevo fare era concentrarmi fino alla fine della gara e non fare alcun errore. E’ stato un momento molto speciale dopo che ho passato la bandiera a scacchi. Vincere la Indy500 importava di più di essere il primo canadese a farlo.
MC: Qual’è la massima velocità che hai raggiunto? Con quale macchina o scuderia?
JV: All’incirca 370 a Monza in Formula 1. Noi stavamo provando delle ali molto basse, ma non facemmo molti giri con quel setup della macchina.
MC: Cosa fai prima di ogni gara? E alla fine?
JV: L’unica cosa che faccio sempre nell’ultimo minuto possibile è andare al bagno per essere ok durante la lunga gara.
MC: Nel mondo dello sport cos’è che un pilota dovrebbe soprassedere e cosa un pilota non può far finta di non vedere?
JV: Il lavorare al 100% come tuo obbiettivo deve far parte del tuo lavoro. Fuori dal lavoro è importante pensare a qualcos’altro.
MC: Chi è il pilota più forte del mondo attualmente? Secondo te, chi sarà il prossimo campione del mondo di Formula 1?
JV: Impossibile sapere chi sia il migliore. Potrebbe essere in Nascar o in Formula 1?
MC: Formula Indy, Williams, BAR, Sauber & BMW, NASCAR ecc. Se nella tua carriera dovessi tornare indietro di una settimana, di un mese, di un anno, di due anni ecc come la riassumeresti? Ti sei divertito? Pensi di dover fare altre esperienze?
JV: Ho avuto una carriera fortunata e di successo e per questo mi sento felice. Vincere presto il campionato nella mia carriera è stato un grande aiuto.
MC: Ultima domanda. Sei anche un cantante. Quale canzone canti o canteresti dopo una vittoria? Quanto una canzone può contribuire all’humor di un pilota?
JV: La musica può avere una grande influenza sul tuo stato mentale eccetera. Praticamente, qualsiasi canzone che ti piace e che ti mette in uno stato d’animo buono dovrebbe aiutare.
Data Inserimento : 25/07/2008











