Dott. Gino Strada, Emergency


La parola al Dott. Gino Strada: "... in Emergency, ho passato il giorno di Natale in sala operatoria"

"Per chi fa la guerra, la vita dei civili, in sé, conta assai poco, tendenzialmente non conta nulla"

 La testimonianza del Dott. Gino Strada rilasciata a wemustact.org
 
di Michele Capaccioli

(foto da marassi.splinder.com) Come sempre sostenuto da wemustact.org, la nostra realtà è costituita da varie entità e mai da una unica verità assoluta. La nostra realtà è formata da delle persone che attuano diversi tipi di comportamenti: chi si comporta coerentemente, chi fa l’ipocrita e il disonesto, chi la persona onesta e chi abbassa la testa. In poche parole, viviamo in una società consumistica e del più “furbo” e che propugna “valori” materiali ed edonistici, sfruttando i popoli e contribuendo ad innalzare il tasso di povertà. Infatti, come recita la canzone di Rino GaetanoIl cielo è sempre più blu”, sicuramente conosciuta a tutti gli italiani, c’è chi “ è assunto alla Zecca, chi ha fatto cilecca, chi ha crisi interiori, chi scava nei cuori, chi legge la mano, chi regna sovrano, chi suda, chi lotta, chi mangia una volta, chi gli manca la casa, chi vive da solo, chi prende assai poco, chi gioca col fuoco, chi vive in Calabria, chi vive d'amore, chi ha fatto la guerra, chi prende i sessanta, chi arriva agli ottanta, chi muore al lavoro, ma il cielo è sempre più blu… “. "Il cielo è sempre più blu" solamente grazie ad alcune ONG, proprio come Emergency, che operano soprattutto nei “campi” martoriati dalle guerre e che “riparano” i danni causati dalle politiche di potenza. Sebbene nella sofferenza e nell’inganno, il cielo sarà sempre più blu e, quindi, ricco di speranza fintanto che operatori di pace come il Dott. Gino Strada, chirurgo, scrittore e uno dei fondatori dell’ONG Emergency, e i suoi collaboratori continueranno a cercare di salvare la vita di coloro che vivono nelle zone di guerra e che hanno avuto la sfortuna di pestare una mina.

E’ per me un onore aver potuto intervistare il Dott. Gino Strada che ringrazio di cuore per la sua disponibilità manifestatami.



Michele Capaccioli: Dott. Gino Strada, qualche persona, spesso, quando vede le manifestazioni pacifiste cambia strada schifata o afferma che essere utopici è dannoso. Le chiedo, ma la pace è utopia?

Gino Strada: Certamente sì, la pace è un’utopia, utopia essendo qualcosa che non c’è, ma che può esserci.

MC: Cosa significa per Lei essere pacifisti?
GS: La parola “pacifista” è abusata e dunque indefinibile. Ciò cui credo voglia alludere non è solo il rifiuto della guerra, ma l’aspirazione a una condizione umana universale, uguale e fraterna.

MC: Ho sentito spesso che qualche giornalista e qualche politico l’ha criticata per il fatto che Lei tenda ad escludere la guerra come “estrema ratio”, non ammettendo il principio dell’utilizzo della forza e che, quindi, il suo ragionamento potrebbe permettere a dei dittatori di salire al potere. Non trova questo ragionamento non tanto coerente?
GS: Se l’extrema ratio è ipotizzata, non è un’ipotesi, ma una certezza. Se la possibilità remota di affrontare i problemi con la guerra è prospettata, non è remota, ma una scorciatoia che esclude il ricorso alla ricerca di soluzioni pacifiche, anche se difficili. Se i mezzi pacifici per risolvere i problemi sono i soli disponibili, se il ricorso ad essi è la sola via di ricerca, le soluzioni sono possibili, anche se complicate. La guerra, per contro, non fornisce risposte ma aggrava i problemi. Basterebbe riflettere su ciò che la guerra ha prodotto negli ultimi vent’anni. Se la volontà di pace fosse attiva ininterrottamente – anche quando la pace sembra esistere – le dittature non sorgerebbero, i dittatori non salirebbero al potere.

MC: Lei sta ancora lavorando in delle zone martoriate dalle guerre, luoghi che si trovano in degli stati che hanno ricevuto dalle Nazioni Unite l’obbligo di pagare delle sanzioni economiche per delle violazioni inerenti al diritto internazionale. Secondo Lei, che ha nei suoi occhi l’esperienza di ogni giorno, quanto sono utili queste sanzioni?
GS: Le sanzioni che abbiamo conosciuto impediscono le possibilità di vita, impediscono tutto tranne il commercio di armi. Provvedimenti di sviluppo civile e pacifico sono premessa e complemento alla sola sanzione che non si fa rispettare, la sola accettabile: quella che impedisce il commercio di armi. Ma questa verrebbe intesa, di fatto, come sanzione contro le industrie occidentali che producono armi.

MC: Esistono le guerre giuste?
GS: La guerra è in primo luogo distruzione di esistenze umane e di possibilità di esistenza. Quale che sia la funzione che si dice di volerle assegnare, la guerra è sempre, comunque, soprattutto questo. Come dirla o pensarla giusta?

MC: C’è una soluzione al genocidio in Darfur?
GS: Mi sento, in primo luogo, di escludere che una soluzione si possa cercare con le armi e con la violenza: è quello che tutte le parti coinvolte cercano di fare. Aggiungendo un contendente la situazione potrebbe solo peggiorare.
Le condizioni di convivenza sono venute meno perché le diverse popolazioni si sono trovate prive di condizioni essenziali di sopravvivenza: quando carestie e siccità non hanno incontrato aiuti per essere vinte o superate, hanno prodotto lotte per la sopravvivenza, poi divenute anche lotte per il predominio. In questo ambito dovrebbero applicarsi gli sforzi di pacificazione.
Che poi si tratti di “genocidio”… molti negano che la definizione sia corretta. Molti leggono gli scontri armati come derivanti da conflitti per il controllo di territori e risorse, non come ostilità verso un insieme individuato su basi etniche, nazionali, religiose… che si vorrebbe distruggere in tutto o in parte al titolo essenziale ed esclusivo dell’appartenenza.
Gioverebbe in ogni caso ricordare che l’assassinio non è un po’ meno un assassinio né la violenza un po’ meno violenza se non si lasciano definire come genocidio.


MC: Nella Sua esperienza, qual’è stata la guerra più atroce, tenendo conto anche delle conseguenze sociali ed umanitarie?

GS: Certo dopo un assassinio si cerca di evitarne un altro. Dopo ogni guerra, la cosa peggiore pensabile è che se ne combatta un’altra. La guerra assolutamente da evitare è dunque la prossima, quella che si può ancora evitare. Ma ogni assassinio è un crimine senza misura o limite. Il delitto numero 10 non è meno grave del delitto numero 11. Sotto questo profilo non saprei pensare a una guerra “peggio” – né, tanto meno, “meglio” – di un’altra. La stessa valutazione di conseguenze sociali è ben difficile da pensare. Certo è meno peggio essere feriti che morti. Ma le conseguenze dell’avere un ferito da curare sono più percepibili e problematiche che il rimpianto di un morto… Voglio solo dire che in un orizzonte perverso come è la guerra tutto diventa autocontraddittorio e assurdo: anche una domanda dall’apparenza sensata.

MC: Domanda banale: quanto contano gli interessi economici nelle guerre?
GS: Più che in grande misura, direi esclusivamente. Chi dà spiegazioni “ideali” all’impiego delle armi e alla distruzione di esistenze… o è perfido perché vuole ingannare, o si lascia ingannare egli stesso, e in questo caso è sciocco.

MC: Quanto contano le vite di civili nelle guerre?
GS: Per chi fa la guerra, la vita dei civili, in sé, conta assai poco, tendenzialmente non conta nulla. Agli effetti della guerra, del suo andamento, l’uccisione dei civili ha un effetto di scollamento sull’insieme dei “nemici”, dunque di indebolimento sulla parte avversa. Sotto questo profilo, i civili sono un obiettivo deliberato, non casuale. È casuale e indifferente semmai, per chi uccide i civili volendo ucciderne, il “chi è” della vittima. Si tratta, in sostanza, di ciò che propriamente viene chiamato “terrorismo”.

MC: Si sono fatti spesso dei paragoni di alcuni governanti della nostra terra con Hitler: secondo Lei, chi è più vicino a questa figura, Bush, Putin o Ahmadinejad?
GS: Pur tenendo fermo a una distinzione irrinunciabile tra le parole e le azioni, non mi sfugge che in molti casi le parole preparano le azioni. Anche Hitler, prima di scatenare la guerra e le persecuzioni, ha scritto e pubblicato “Mein Kampf”. Quanto alle similitudini, rischiano di essere inutili e distorcenti, se accendono dibattiti dall’apparenza (solo apparenza) storiografica. Gli accostamenti possono presentarsi in forma casuale in qualche conversazione: credo sia capitato anche a me di farvi ricorso. A rigore, tuttavia, credo che i crimini dei contemporanei dicano da sé il proprio carattere criminale, anche senza essere comparati a qualche precedente.

MC: Ci potrebbe dare cortesemente una definizione degli altri “personaggi” che non ho citato nella precedente domanda, ovvero di coloro che hanno “seguito” il padrone: Blair, Berlusconi, Emilio Fede, Bruno Vespa.

GS: Come in precedenza, anche qui credo che le scelte, le decisioni e i comportamenti rechino dentro di sé i criteri in base ai quali essere giudicati. Il carattere e la “collocazione” degli esempi citati mi offrono tuttavia l’opportunità di una precisazione: Emergency non ha alcuna appartenenza di “schieramento” partitico; valuta i comportamenti esclusivamente in relazione al loro contenuto. Quando, ad esempio, la quasi totalità dei parlamentari ha approvato il finanziamento della guerra all’Afganistan, non abbiamo pensato che alcuni violassero più di altri la Costituzione italiana o il diritto internazionale.

MC: Come mai, a Suo avviso, pur avendo implementato una politica fallimentare al riguardo dell’Iraq, Tony Blair è diventato un inviato di pace?
GS: Le indubbie responsabilità individuali dei governanti non sarebbero comprensibili né possibili se il contesto della politica internazionale non le rendesse capaci di avere seguito ed effetto. Questa considerazione dà conto anche del conferimento di cariche e incarichi. Quanto a come viene impiegata la parola “pace”, forse si potrebbero svolgere molte considerazioni, o forse basterebbe una disinibita considerazione su che cosa si debba intendere per ipocrisia, ideologia, falsa coscienza, (dis)informazione…

MC: Quali sono i tre stati maggiormente terroristi?
GS: Non mi ritengo idoneo a rispondere. Forse non è possibile stilare classifiche. Per certo, da un siffatto elenco non potrebbero mancare stati e paesi che tutti, con compunto conformismo, definiscono esempi di democrazia nel mondo o nella loro regione.

MC: Al riguardo dell’11 di settembre sono venute a galla anche delle teorie cospirative, addirittura si è paventato un attacco terroristico con l’aiuto dello Stato o comunque avvenuto grazie alla politica del laissez faire. Le chiedo, chi ha fatto crollare le Torri Gemelle e perché?

GS: Sulle assegnazioni di responsabilità specifiche, organizzative o materiali, non ho né m’interessa di avere opinioni. Quanto al seguito dell’attentato del settembre 2001, molte delle reazioni – tutte, direi – hanno contenuti e caratteri volti a scopi che con l’attentato stesso non hanno nulla a che vedere. Trovo dunque difficile negare che si sia trattato di un pretesto utilizzato.

MC: Chi ha venduto tutte quelle tecnologie al Pakistan, all’Iran e alla Korea del Nord, quelle che oggi vengono dichiarate pericolose per la pace del mondo?
GS: Basta, per rispondere, interrogarsi su quali paesi siano i maggiori produttori, e dunque venditori, di armi. La risposta non è difficile: si trova in gran parte considerando l’elenco dei “membri permanenti” del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ossia di coloro che dovrebbero, più di qualsiasi altro, tutelare e promuovere la pace.

MC: L’Italia, a suo avviso, si è mai resa “complice” nel passato di qualche sterminio avvenuto da parte di qualche dittatore? Se sì, ci faccia qualche esempio.
GS: Nel passato l’Italia è stata tra i massimi produttori ed esportatori di quello strumento nascosto di massacro di civili che sono state le mine antiuomo. Nel presente, l’Italia fa quel che crede utile e interessato al servizio di richieste provenienti dall’interno dell’alleanza cui appartiene. Con evidente violazione della sua Costituzione.

MC: Ritiene che associazioni come Emergency possano rappresentare un’alternativa alla politica di potere, agli interessi economici, militari, geo-politici e strategici?

GS: Le associazioni, in sé, non costituiscono un’alternativa. I valori dei quali sono espressione sì. Una possibilità concreta può ricercarsi nella costruzione di rapporti interni ai singoli paesi e tra paesi diversi fondati sul rispetto di diritti essenziali. Per parte nostra: sul diritto alla salute. È ciò che facciamo sia con la nostra diretta azione, sia favorendo concretamente questi rapporti. Nel nostro Centro di chirurgia cardiaca in Sudan, ad esempio, si curano malati di diversi paesi africani e no. Il governo di quel paese ne è, ovviamente, informato e non ha mai sollevato obiezioni, anzi favorisce queste attività di cura che oltrepassano i suoi confini.

MC: Cosa pensa delle seguenti organizzazioni: NATO, CIA, Nazioni Unite, WTO
GS: È scontato quel che posso comunque pensare di un’alleanza militare, anche se non fosse fintamente difensiva ma in realtà aggressiva come la NATO. È scontato quel che posso pensare di un “servizio” come la CIA. L’ONU, per parte sua, ha completamente tradito i compiti che il suo Statuto le assegna. Il WTO ha come scopo la tutela di interessi commerciali, non certo dei cittadini: non solo nella difesa dei brevetti farmaceutici a scapito dei malati di AIDS, ad esempio, ma in generale nella sua compromissione in vicende economiche e finanziarie alla base di disastri e guerre – ne ha trattato diffusamente Naomi Klein in “Shock economy”.

MC: La globalizzazione economica ha fallito. La crisi che si sta manifestando pian piano e in tutto il mondo è un esempio. Lei ritiene che la recessione economica che attraverseremo nel 2009 e nel 2010 possa portare all’aumento dei conflitti regionali e ad un inasprimento della corsa alla privatizzazione di fonti energetiche e dell’acqua? Ci sono, a Suo avviso, le prime avvisaglie?
GS: Siamo, credo, ben oltre le prime avvisaglie. Fonti energetiche ed acqua, come altre risorse sia tradizionali, sia relativamente “nuove”, sono già state e sono alla base di conflitti, spesso ma non solo armati, volti contro l’umanità in favore dei bilanci aziendali e di stato. Che la crisi finanziaria ed economica attuale possa determinare ripensamenti… si sente dire, ma l’autoregolamentazione di andamenti economici e finanziari non sembra avere tra i propri scopi la dignità umana.

MC: Sono l’ideatore, il fondatore e il Presidente dell’Associazione Valori & Merito in Ateneo che svolge anche il ruolo di rappresentanza universitaria. Mi è capitato di discutere su cosa significhi essere rappresentante degli studenti. Per me significa tutelare i diritti degli studenti, evitando di far entrare la politica di partito nella rappresentanza medesima. A questa mia posizione è stata sollevata la seguente obiezione: "In un altro pianeta, forse. In questo si guadagna visibilità organizzando eventi e coinvolgendo celebrità e stampa, non certo facendo i paladini degli oppressi davanti a quattro gatti. Ti risulta che Emergency abbia dei seggi in parlamento o una qualunque voce in capitolo sul come e il perchè i bimbi vengano massacrati dalle mine? Con gli studenti è esattamente lo stesso: non è certo con le belle parole e i nobili intenti che arriverai nella posizione di poter tutelare i loro interessi, o anche solo di poter parlare". Che ne pensa di questa affermazione e a cosa “serve” Emergency?
GS: Se Emergency ha ottenuto qualche ascolto, non è stato per il pregio di qualche sua affermazione o dichiarazione, che anche molti altri, senza dubbio meritoriamente, fanno. Noi tendiamo a compiere azioni con effetti sulle condizione di vita di coloro che raggiungiamo. Il nostro “messaggio” sta nel mostrare questi effetti in sé e nella esibizione che conseguirli è una possibilità materiale, non teorica.

MC: Le è mai capitato di piangere di fronte ad un bambino maciullato che Le è arrivato in ospedale?
GS: Finché a un disastro, anche individuale, ne seguono un altro e un altro ancora, in una sequenza che pare non finire mai, lo stesso esercizio della pietà ha il sapore di un venir meno, se in qualche misura somiglia a un sottrarsi. Anche questo, sia pur limitatamente all’esistenza propria, è un effetto disumanizzante della violenza e dell’ingiustizia.

MC: Le vorrei porre un’ultima domanda. Una persona tempo fa mi disse che “L'amore è quello che c'è nella stanza con te a Natale se smetti di aprire i regali ed ascolti”. Cosa vorrebbe che fosse fatto da ogni singola persona in questo Natale (2008, ndwemustact.org) affinché la “stanza” in cui tutti viviamo, ovvero il mondo, possa smettere di pensare troppo al consumismo e impari ad ascoltare e a vedere con gli occhi?

GS: Come molti altri, in Emergency, ho passato il giorno di Natale in sala operatoria. Perché dove mi trovavo il Natale non è una festività, ma soprattutto perché mi trovavo dove parlare di festività non avrebbe senso. Ricostituire il senso delle festività è una maniera singolare di enunciare ciò che Emergency cerca di fare, ma che non c’è. Se si potesse davvero, dappertutto festeggiare, saremmo in un mondo nel quale associazioni come la nostra non avrebbero più ragione di esistere. Detto in altra forma: avrebbero raggiunto il loro scopo.
 


Data Inserimento : 15/01/2009

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Riccardo - 16/01/2009 18:36:53
Mi trovo d'accordo più o meno con tutti. Daccordissimo con la questione del risveglio delle coscienze addormentate che troppo spesso terminano di ragionare quando sono in gioco interessi personali!
Andrea Lazzarotti - 16/01/2009 11:02:19
Mi complimento con il dott. Gino Stranda per le sue opinioni e soprattutto per i suoi valori che lo spingono ogni giorno a dare il massimo di sè stesso per gli altri.Mi auspico che queste parole giungano in profondità alle coscienze dei nostri concittadini ed illuminino almeno un pò quel che rimane delle nostre coscienze addormentate....
Angelo - 16/01/2009 09:57:40
Gino Strada è politicamente corretto. Invece, in diversi ambienti della politica c'é l'idea che non si può attaccare l'altro partito, o lo si può fare a metà, anche se questo ha fatto degli sbagli. Queste abitudini vengono da accordi sottobanco fatti dalle forze politiche del tipo "Io non do noia a te, tu non dai noia a me". E quando vengono attaccate diventano improvvisamente amici. Gino Strada è tutt'altro. Ancora complimenti a Michele!
Andrea - 16/01/2009 09:15:04
Angelo vuoi dire che Gino non è politicamente corretto? Grande Michele!
Edoardo - 16/01/2009 09:13:55
Si, in sostanza Silvia e Angelo hanno ragione. E bravo anche Michele! Un saluto a Gino Strada!
Angelo - 15/01/2009 19:34:22
Più che politicamente corretto (ce ne sono di molti in politica che invocano il "politically correct" per celare ciò che deve essere celato), Gino Strada ha detto le cose come stanno. Sulla scia dell'intervista a Carlo Vulpio Michele ha riproposto cose interessanti. Bravo, continua e rimani così!
Silvia F. - 15/01/2009 17:25:51
Politicamente corretto, Gino Strada ha detto cose importantissime. Grazie per il servizio svolto

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